Ho incontrato un angelo..." di Gino Spadoni
Il gres porcellanato non è cosi semplice da trattare come si era creduto.
Un sistema messo a punto da un professionista del settore apre nuove prospettive. Ho conosciuto Angelo Gassi l'anno scorso, a Bologna, all'ultima edizione del Cersaie. Sulle prime non riuscivo a capire chi era o di cosa, nella realtà, si occupava questo strano signore che parlava di continuo senza darti la minima possibilità di intervenire. Poi leggo il suo biglietto da visita: Restructura Stone, sede in Italia e filiale a New York, cerco di approfondire la conoscenza e capisco che mi trovo di fronte a uno dei pochi, veri professionisti: Trattamenti di pavimentazioni, levigature e cristallizzazione di marmi e graniti, micro-levigature e spazzolature di gres porcellanato. Cerco di approfondire e sono trascinato in un turbine di terrecotte, marmi, prodotti chimici, graniti, gres: Angelo è un vero fiume in piena, si ricorda di avere visto la mia faccia su Dimensione Pulito, e nel giro di due ore mi racconta di come aveva iniziato molti anni addietro, con la sua impresa di pulizia in provincia di Bologna, fino a diventare uno
specialista delle pavimentazioni, chiamato spesso a risolvere problemi più o meno gravi, o urgenti direttamente dalle aziende produttrici. Con una persona del genere è facilissimo stringere amicizia, e ci scambiamo subito impressioni, opinioni, pareri, informazioni. Un imprevisto sviluppo Angelo mi parla di una cosa che per me è buio pesto: il trattamento e la
manutenzione del gres porcellanato. Avevo sempre pensato che il gres porcellanato, nella versione lucida, come in quella satinata, fosse un materiale esente da problemi e quindi da interventi; se si eccettua qualche inconveniente arrecato dagli stucchi di
posa, che tra l'altro si riscontra sempre meno di frequente dopo l'avvento dei protettivi pre-posa, questi materiali a mio modo di sapere non presentavano particolari problemi.Nella realtà Angelo mi spiega che non è così. Alcuni tipi di gres porcellanato hanno una microporosità superficiale, abbastanza rilevante.Si tratta in buona sostanza della rugosità superficiale, in altre
parole la superficie sembra liscia a occhio nudo, nella realtà a livello microscopico possiede vacui, cavità e asperità che raccolgono e trattengono lo sporco, e soprattutto per alcuni gres porcellanati dalle tinte chiare, quest'inconveniente diventa un vero e proprio difetto,con il passare del tempo. In centri commerciali, banche, alberghi, supermercati, dove le superfici sono sottoposte ad alto traffico, il difetto si manifesta sotto forma di annerimenti e ombreggiature piu' scure, dovute alla ritenzione e all'accumulo progressivo della polvere e dello sporco apportato con il calpestio. In queste condizioni le normali operazioni di pulizia non danno il risultato sperato, anzi spesso aggravano il problema perche' l'impresa di pulizia comincia ad utilizzare un ventaglio di detergenti e sistemi di detergenti e sistemi di pulizia che non portano a nessun risultato, se non quello di fissare ulteriormente lo sporco sul pavimento. Angelo ha messo a punto un sistema che prevede la microlevigatura di questi materiali, significa che e' in grado di rendere la superficie piu' liscia, meno scabra e piu' scorrevole. Ci lasciamo con il proposito di sentirsi non appena ci sia qualche occasione di lavoro e d'incontro. Un'applicazione pratica. Ecco che quest'estate, a luglio, si presenta l'occasione per verificare la bonta' del sistema di Angelo Gassi. Il proprietario di un mobilificio mi chiama perche' ha problemi con il suo pavimento in gres porcellanato degli uffici e della sala mensa, e, come spesso accade, e' gia' all'ultima spiaggia, cioe' con il preventivo in mano per smantellare e piastrellare nuovamente la superficie. Mi racconta il suo tormento: il suo progettista ha previsto una pavimentazione che deve rispondere a requisiti d'antiscivolosita' e di sicurezza, ben codificati dalla normativa, tenendo conto che nel mobilificio lavorano diverse decine di persone. Anche se il gres e' levigato, ha una rugosita' superficiale residua, rilevante, inoltre e' gia' stato lavato una prima volta con l'acido, per rimuovere i residui di stucco dopo la posa in opera. Poi l'avvento delle imprese di pulizia, che nel giro di due anni sono gia' state sostituite per tre volte; una di loro, addirittura, ha avuto la geniale idea di applicare un'emulsione acrilica, peggiorando gravemente la situazione. Infine il via vai di tecnici, consulenti, rappresentanti e responsabili della ditta fornitrice il materiale, i quali non hanno cavato un ragno dal buco; a questo punto sono comprensibili lo stato d'esasperazione e di diffidenza, quando propongo di eseguire una prova. Ma questa e' comunque concessa. Con Angelo decidiamo di eseguire la nostra prova su una superficie di circa 40 metri quadri, in pratica si tratta dell'ingresso degli operai, il quale presenta una situazione comprensibilmente disastrosa. Eseguiamo dapprima un deceraggio, e l'emulsione acrilica si stacca velocemente sotto l'azione della monospazzola e del Waxout Forte. La scelta d'Angelo di utilizzare un disco bianco si e' dimostrata vincente, nonostante la mia diffidenza. Mi spiega che nonostante si tratti di un disco molto morbido, utilizzato soprattutto per lucidare a secco, nel nostro caso ha un potere abrasivo migliore rispetto al classico disco nero perche' e' meno rigido, pertanto fa una sorta d'effetto ventosa sul pavimento, quindi decera meglio perche' rimane piu' attaccato sulla superficie. La soluzione sporca e' aspirata con l'aspiraliquidi e il pavimento e' risciacquato con acqua pulita. Il gres porcellanato si presenta nel suo splendore originale, le macchie di sporco si sono sciolte sotto l'azione del decerante, e compaiono il colore bianco e le venature tipiche di questo tipo di piastrella. La microlevigatura A questo punto Angelo procede con la microlevigatura: stende alcune manciate di polvere sulla pavimentazione e comincia a passare la monospazzola, formando un impasto, che stende a piccole zone. Man mano che l'impasto si fissa dentro la microporosita' del gres, il pavimento acquista un effetto visivo satinato molto gradevole, e al tatto si sente che la piastrella e' piu' scorrevole. Dopo circa quattro ore di lavoro, abbiamo terminato la nostra prova. Il pavimento si presenta bene, le macchie sono scomparse, e soprattutto siamo sicuri che non si ripresenteranno. A questo punto la manutenzione del pavimento sara' un gioco da ragazzi, perche' si potranno utilizzare la scopa a frange e il mop, per la pulizia ordinaria, come pure la monospazzola, l'aspiraliquidi, e la lavasciugapavimenti. Il trattamento non deve essere ripetuto, al massimo fra un paio d'anni si potra' ripristinare nelle zone di maggior passaggio, se proprio ce ne fosse la necessita'. Alla fine siamo visibilmente contenti e soddisfatti. Non ci resta che parlare con il proprietario del mobilificio, per spiegare quello che abbiamo fatto e cercare di fargli cambiare idea circa la sostituzione del pavimento. Ci attende un'altra dura prova, vedremo chi la spunta.